DIFFONDIAMO ACCOGLIENZA
#BACKHUMAN

LA NOSTRA ACCOGLIENZA DIFFUSA

Clicca sulle zone indicate e scopri le storie di chi le abita (o le ha abitate)

CHI SIAMO

icon Chi siamo

CHI SIAMO?

UNA RETE DI IMPRESE SOCIALI

Passepartout è un contratto di rete tra imprese sociali.
Cosa significa?
Contratto: che ci siamo scambiati impegni di responsabilità.
Rete: che abbiamo storie diverse e complementari e che insieme siamo più forti.
Imprese sociali: che siamo cinque realtà con un’esperienza riconosciuta in materia di accoglienza e supporto socio-educativo di persone con differenti bisogni sociali, compresi migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Passepartout ha personalità giuridica autonoma. La nostra forma di costruire rete è regolata dalla legge del 9 aprile 2009, n. 33. Un provvedimento che vuole “incrementare le capacità di innovazione e la competitività delle imprese partecipanti”.

COSA FACCIAMO?

ACCOGLIENZA DIFFUSA

Gestiamo e amministriamo un sistema di case e appartamenti diffusi a Milano e hinterland, per accogliere senza ghettizzare e senza ammassare. Offriamo accoglienza diffusa a persone in stato di bisogno di qualunque provenienza. Il nostro obiettivo è generare (o rigenerare) convivenza e interazione sociale attraverso la relazione abitativa sui territori e la mescolanza delle culture e delle esperienze.
Attualmente siamo impegnati nei progetti di Casa Chiaravalle e Milano 31.
icon come lo facciamo

COME LO FACCIAMO?

BACK HUMAN

Da tempo ci siamo resi conto che la narrazione dominante in tema di accoglienza mira a creare delle “non-persone”. La nostra accoglienza diffusa oggi è innanzitutto un nuovo modello di convivenza e mescolanza culturale. Ma anche un appello a parlare meno di “migranti”, “profughi”, “rifugiati” e più di persone, dei loro nomi e delle loro storie, che troppo spesso scompaiono dentro quelle definizioni.

Torniamo umani! #backhuman

Silvia BertelliniMATTEO Peschiera operatore passepartout

Silvia Bartellini - Presidente

Matteo Avalli - Direttore Organizzativo

Annapaola Cova - Responsabile
Progettazione

Antonio Martella

Paola Di Stefano - Responsabile Risorse
Umane

Antonio Martella - Responsabile
Comunicazione

Giorgio Puzzini - Responsabile
Amministrativo

Mario BrillanteLuca RanieriFRANCESCO Peschiera operatore passepartout

Mario Brillante - Coordinatore
Accoglienza Diffusa

Luca Ranieri - Coordinatore
Accoglienza Casa Chiaravalle

Francesco Purpura - Coordinatore
progetti SPRAR

ELIA Chiaravalle operatore

Elia Rollier - Coordinatore Territoriale
Casa Chiaravalle

Isabella Testa - Amministrazione


Silvia BertelliniMATTEO Peschiera operatore passepartout

Silvia Bartellini - Presidente

Matteo Avalli - Direttore Organizzativo

Annapaola Cova - Responsabile
Progettazione

Antonio Martella

Paola Di Stefano - Responsabile Risorse
Umane

Antonio Martella - Responsabile
Comunicazione

Giorgio Puzzini - Responsabile
Amministrativo

ELIA Chiaravalle operatoreMARCO Zumbini operatore passepartout

Elia Rollier - Coordinatore Territoriale
Casa Chiaravalle

Isabella Testa - Amministrazione

Marco Ferrario - Responsabile
pedagogico educativo

Mario BrillanteLuca RanieriFRANCESCO Peschiera operatore passepartout

Mario Brillante - Coordinatore
Accoglienza Diffusa

Luca Ranieri - Coordinatore
Accoglienza Casa Chiaravalle

Francesco Purpura - Coordinatore
progetti SPRAR

PASSEPARTOUT È NATA DALLA SINERGIA TRA:

Fuori Luogo

COME PUOI PARTECIPARE

 CASH

Donazioni Passepartout

Se credi in quello che facciamo e in come lo facciamo non farci mancare il tuo contributo economico, piccolo o grande che sia.
Grazie di cuore.

CASE

Case

Appartamenti sfitti che volete mettere a disposizione di persone in condizioni di difficoltà coniugando solidarietà, garanzia di solvibilità e di cura del bene immobile da parte dell’ente affittuario.

 COSE

Video Cose

Coperte, piumoni, giocattoli, abbigliamento, suppellettili, sveglie, libri, prodotti per l’igiene personale e domestica. E, in genere, tutto quello che pensi possa tornare utile a persone che lasciano tutto per mettersi in viaggio, in grave difficoltà economica o socialmente isolate.

 TEMPO

Tempo passepartout

Non cerchiamo volontari, cerchiamo persone che abbiano voglia di passare un po’ di tempo con i nostri ospiti e con noi. Per darci idee, energia o anche solo supporto e calore umano.
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IMMIGRAZIONE? FATTI DELLE DOMANDE!

Tutto quello che dovete sapere sui sistemi di accoglienza e non avete mai osato chiedere

CHE COS’È L’ASILO POLITICO?

In origine l’asilo designava un luogo inviolabile, sicuro per definizione. Oggi indica una protezione che una persona può richiedere a uno Stato sul suo territorio, laddove questa persona non abbia nello Stato di appartenenza la possibilità di esercitare i diritti fondamentali e le libertà democratiche. Riguarda quindi persone, in generale, costrette a uno spostamento coatto.

Il diritto di asilo è garantito in primo luogo dall’articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del dicembre 1948, ma anche da diversi atti dell’Unione europea e dall’art.10 della Costituzione italiana, senza tuttavia trovare attuazione in una vera e propria legge.

CHI È UN RICHIEDENTE ASILO?

Il richiedente asilo è una persona che, fuori dal Paese di origine, presenta, in un altro Stato, domanda di protezione internazionale o comunque ha manifestato la volontà di chiedere asilo. Un richiedente rimane tale fino alla decisione delle autorità competenti sul riconoscimento dello status di rifugiato o di altra forma di protezione.

CHE DIFFERENZA C’È FRA CARA E CAS?

Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA)
Il cittadino straniero appena arrivato in Italia, privo di documenti di identificazione, che intende chiedere la protezione internazionale, viene inviato nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) per l’identificazione e l’avvio delle procedure relative alla protezione internazionale. I richiedenti asilo dovrebbero restare fino a un massimo di 35 giorni in attesa che la loro richiesta di protezione sia esaminata dalla commissione territoriale competente. Un sistema caratterizzato da centri di grandi dimensioni, costi elevati, bassa qualità dei servizi erogati e isolamento dai centri urbani.

Ai sensi del decreto legislativo n. 142 del 2015, i CARA dovrebbero essere semplicemente convertiti in “centri governativi di prima accoglienza”, in sostanza sostituiti dai centri governativi per richiedenti asilo a livello regionale o interregionale, i cosiddetti Hub previsti dalla Roadmap italiana.

Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS)
Sono immaginati al fine di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. Ad oggi costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza. Tali strutture sono individuate dalle prefetture, in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici, sentito l’ente locale nel cui territorio la struttura è situata. La permanenza dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture seconda accoglienza.

CHI DECIDE SULLA DOMANDA DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE?

La Commissione territoriale per il Riconoscimento della Protezione internazionale è l’organo che ha il compito di valutare e decidere in merito alla domanda di protezione internazionale, previa audizione del richiedente. Attualmente ve ne sono 20 sul territorio nazionale.

Tale organismo è composto da un funzionario della Prefettura, che ha la carica di presidente; un funzionario della polizia di Stato; un rappresentante del comune o della provincia o della regione, e un rappresentante dell’UNHCR.
I colloqui personali tra richiedente protezione e Commissione si svolgono al cospetto di un solo membro della Commissione, ma la decisione è collegiale. La Commissione può decidere di riconoscere lo status di rifugiato, concedere la protezione sussidiaria o umanitaria, oppure rigettare la domanda.

Direttiva “procedure”
In data 26 giugno 2013, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato la direttiva 2013/32/UE – la c.d. nuova direttiva “procedure” – che ha come scopo quello di definire procedure comuni, e non più norme minime, allo scopo del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale.

Direttiva rimpatri
La direttiva 2008/115/CE – detta anche “direttiva rimpatri” – disciplina le norme e le procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Il testo finale è stato adottato in prima lettura dal Parlamento europeo il 18 giugno 2008 e poi definitivamente approvato dal Consiglio il 16 dicembre dello stesso anno. Il fine era da un lato, quello di creare, a livello europeo, una politica di rimpatrio credibile coordinando le legislazioni degli Stati membri, dall’altro, di elaborare norme comuni affinché le persone siano rimpatriate in maniera umana e nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali.

COSA VUOL DIRE QUANDO SI PARLA DI ‘METODO HOTSPOT’?

L’Agenda europea sulla migrazione propone la creazione di “hotspot”, letteralmente “punto caldo”, cioè centri sulle frontiere esterne dell’Unione in cui si procederà a registrare i dati personali dei cittadini stranieri appena sbarcati, fotografarli e raccoglierne le impronte digitali entro 48 ore dal loro arrivo, eventualmente prorogabili a 72 al massimo. Nel caso in cui si rifiutino di farsi identificare saranno trasferiti nei Cie al fine di essere identificati e rimpatriati.

Obiettivo fondamentale è l’identificazione e, quindi, la distinzione immediata tra quanti hanno diritto a fare domanda di protezione e chi invece va rimpatriato, i cosiddetti “migranti economici”, mettendo in discussione il principio fondamentale della necessaria valutazione delle motivazioni personali alla base di ogni singola domanda d’asilo.

Sono coinvolti sei porti: Pozzallo; Porto Empedocle; Trapani; Lampedusa, già attivo in via sperimentale; Augusta e Taranto. Anche la Grecia inizia a sperimentare il metodo hotspot.

CHE COS’È UN HUB?

Previsti dalla nuova Roadmap, ossia la tabella di marcia del Ministero dell’Interno, nella fase di prima accoglienza e concepiti come grandi centri a livello regionale e/o interregionale dove fare un primo screening dei migranti che abbiano espresso la volontà di richiedere protezione. Per la realizzazione di queste nuove strutture verranno riconvertiti i centri per richiedenti asilo (CARA) e i centri di prima accoglienza (CDA). In sostanza, una sorta di centro di smistamento dove le persone dovrebbero restare per poco tempo, per realizzare le operazioni di identificazione e formalizzazione della domanda di protezione ed essere poi trasferiti nei centri di seconda accoglienza, vale a dire nelle strutture della rete SPRAR. Non essendo definito un termine massimo di permanenza, il rischio è quello che si ripresentino le stesse incertezze presenti nell’attuale sistema di accoglienza.

COSA SIGNIFICA L’ACRONIMO SPRAR? E IN PRATICA COSA COMPORTA?

Il Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), la cosiddetta “seconda accoglienza”, è istituito dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale e gestito dall’Anci (l’associazione dei Comuni italiani).

Il richiedente, che lo richieda, che ha formalizzato la richiesta di asilo e non dispone di mezzi di sussistenza (si fa riferimento all’importo annuo dell’assegno sociale) è inserito nel sistema di accoglienza in centri di secondo livello. Oltre al vitto e alloggio, devono essere erogati servizi come la mediazione linguistica e culturale, corsi di lingua italiana, percorsi di formazione e professionali, orientamento e assistenza legale al fine di favorire l’integrazione. L’accoglienza è prevista per sei mesi, rinnovabili per altri sei ed è comunque garantita fino alla decisione della Commissione territoriale oppure, in caso di ricorso, fino all’esito dell’istanza sospensiva e/o alla definizione del procedimento di primo.

CHE COS’È IL REGOLAMENTO DI DUBLINO III?

Il Regolamento Dublino III, entrato in vigore il 1 gennaio 2014, stabilisce, sulla base di alcuni criteri, quale Stato debba farsi carico della richiesta di asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide. Il principio generale alla base del regolamento è che qualsiasi domanda di asilo debba essere esaminata da un solo Stato membro. La competenza per l’esame di una domanda ricade in primo luogo sullo Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il primo ingresso nell’Unione europea, salvo eccezioni.

COSA SIGNIFICA AVERE LO STATUS DI RIFUGIATO?

Ai sensi della Convenzione di Ginevra è rifugiato colui che essendo perseguitato o temendo di essere perseguitato per motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza ad uno specifico gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche ha abbandonato il proprio paese non potendo o non volendo avvalersi della protezione di tale paese.

La persona alla quale viene riconosciuto lo status ha diritto ad un permesso di soggiorno della durata di 5 anni, rinnovabile.

QUANTI E COSA SONO I CIE?

Il trattenimento consiste in una privazione della libertà di cittadini stranieri per ragioni legate al loro status migratorio. Gli stranieri in condizione di ingresso o soggiorno irregolare e in taluni casi abbastanza usuali anche i richiedenti asilo sono trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) al fine di essere rimpatriati. Non si tratta dunque di strutture di accoglienza, ma di luoghi da cui le persone non possono uscire liberamente, veri e propri centri detentivi.

Sette sono i Cie attualmente attivi in Italia: Torino, Roma, Crotone, Bari, Brindisi, Trapani, Caltanissetta. La Roadmap italiana prevede la riapertura dei Cie di Milano e di Gradisca. Il cittadino straniero può essere trattenuto al massimo fino a 90 gg, ridotti drasticamente da 18 mesi. Il trattenimento dei richiedenti asilo può durare fino a 12 mesi. Il legislatore lega la durata alla reale e tragica durata della prassi della procedura di richiesta asilo.

(FONTE OPEN MIGRATION)